Ludovico Fossà - Didattica

Il Banco Ottico.



Credo sia argomento dai più già conosciuto, ma forse vale la pena rinfrescare la memoria su quali sono le principali caratteristiche e peculiarità della Fotocamera a Corpi Mobili (più confidenzialmente detta Banco Ottico).

 
Questo è uno scorcio del mio studio, fotografato da Lorenzo Ceva Valla, nel quale si può vedere un Banco Ottico (Sinar P2) in primo piano. 

 

Oltre alla possibilità di montare dorsi portapellicola di misure diverse per pellicole piane 10X12, 13X18 e 20X25, oppure caricatori per pellicole 120 nei formati 6X7 e 6X9, nonché Dorsi Digitali, il Banco Ottico può contare sulla possibilità di alcuni movimenti sia sulla standarda posteriore che accoglie il dorso digitale o il dorso portapellicola, sia sulla standarda anteriore alla quale si aggancia l'ottica. 

Il basculaggio. 
Possibilità di ruotare sull'asse verticale, su quello orizzontale o in una combinazione delle due rotazioni, sia il piano pellicola/sensore sia il piano ottica.

Il decentramento. 
Possibilità di spostare in ogni direzione, l'ottica o il dorso all'interno dell'ideale piano sul quale giace il piano pellicola/sensore o il piano ottica.  

Vediamo schematicamente a che servono... 

Qui sotto è descritta la configurazione normale. Ossia, piano pellicola parallelo al piano ottica e centrato sull'asse ottico. 
Questa è la configurazione delle nostre normali reflex (a meno che non vengano equipaggiate con ottiche decentrabili/basculabili). 

  

In questo caso, anche il piano di messa a fuoco è parallelo agli altri due piani. 
Nel caso descritto si otterrà che il parallelepipedo ripreso nello schema, non potrà essere tutto a fuoco. 
Si otterrà, altresì, una convergenza delle linee di fuga dell'oggetto. 

Vi è la possibilità di mettere a fuoco, ad esempio, la superficie verticale del parallelepipedo con un basculaggio... 

  

Si può notare che il piano ottica e il piano pellicola, non essendo paralleli, convergono in un certo punto. Convergerà nello stesso punto anche il piano di messa a fuoco. 
La prospettiva, in questo caso, sarà più o meno inalterata. 
Si potrà contare, dunque, su una superficie perfettamente a fuoco e linee di fuga convergenti. 

Con un decentramento, si potrà ottenere la perfetta messa a fuoco della superficie verticale, ma si correggeranno le linee di fuga (sempre che si debbano correggere). 

  

Anche in questo caso i piani pellicola, ottica e di messa a fuoco sono paralleli. 

Con un Banco Ottico, dunque, è possibile modificare l'inclinazione del piano di messa a fuoco controllando, in sostanza, la Profondità di Campo. 
Se volessimo mettere a fuoco il prato a pochi decimetri dall'ottica e nel contempo l'orizzonte, lo potremo fare a prescindere dall'apertura del diaframma. È sufficiente un semplice basculaggio... 

 

Sono indicati, in questo schema, i due tipi di basculaggio. 
Modificando l'orientamento del piano ottica (in alto), non si avranno particolari modifiche alla prospettiva. 
Basculando, invece, il piano pellicola (in basso), si accentuerà la prospettiva in quanto, inclinando il piano su cui si proietta, la scena inquadrata si allunga e si distorce. 
Ovviamente si potrà scegliere una combinazione adeguata dei due basculaggi.

Da tenere sempre presente è che la Profondità di Campo è una convenzione calcolata sull'incapacità dei nostri occhi di percepire la differenza tra un "punto" e un "circolo di confusione", quando questa è troppo piccola.
In realtà, a qualunque diaframma si lavori, vi è sempre solo un piano di messa a fuoco.


UN DISCORSO A PARTE PER LE OTTICHE.

Siamo abituati, in modo improprio, a considerare l'angolo di campo di un obiettivo una misura strettamente legata alla focale.
Questa è la conseguenza dell'abitudine all'uso di un solo tipo di fotocamera.
Si considera quindi normale, un'ottica di lunghezza focale pari a 50mm, e a questa misura viene legato il tipico angolo di campo di un normale.

Non è proprio così.
Sicuramente l'angolo di campo è determinato anche dalla lunghezza focale ma da sola questa non è sufficiente. È necessario specificare anche il formato del supporto sensibile.
Infatti è convenzionalmente considerato normale il 50mm per il formato Leica, l'80mm per il 6x6, il 90mm per il 6x9. il 150mm per le pellicole piane 10x12, il 300mm per le pellicole piane 20x25, ecc...
In realtà, ogni obiettivo ha il suo specifico cerchio di copertura con un diametro abbondante rispetto al formato sul quale dev'essere usato.
Nel caso delle ottiche intercambiabili delle nostre reflex, il diametro del cerchio di copertura è appena superiore alla diagonale del formato; sarebbe inutile una misura maggiore.

Nel caso delle ottiche per Grande Formato (ma lo stesso vale anche per gli obiettivi Tilt & Shift) il cerchio di copertura è invece decisamente più ampio del formato della pellicola poiché occorre avere margine sufficiente per i basculaggi e i decentramenti.
In generale lo schema ottico degli obiettivi per Grande Formato è più o meno simmetrico a quattro, sei, otto lenti, in relazione al diametro del cerchio di copertura.
In casa Schneider, ad esempio, La serie Apo-Symmar può contare su un angolo di copertura di circa 72°/75° e le focali variano da 120mm a 300mm più il 480mm con un angolo di copertura di soli 56° 
Oppure la serie 
Super-Angulon con angolo di copertura da 100° a 120° e focali che variano da 38mm a 90mm, ma in un recentissimo passato, vi è stato anche un Super-Angulon 165mm. 
Senza addentrarmi troppo nel tecnicismo, mi preme far notare che esistono ottiche di pari lunghezza focale ma angoli molto diversi. 
Un esempio su tutti: Un 
Symmar 150mm con angolo di 75° e un Super-Angulon 165mm con angolo di 100°. 
Situazione un po' contro-intuitiva rispetto a ciò che sperimentiamo con le nostre reflex. Ma è solo un'impressione... 

Negli schemi seguenti si può capire cosa accade. 

In Rosso l'angolo tipico dell'ottica che produce il cerchio di copertura sfruttabile. 
In Verde l'angolo di campo sfruttato dal formato utilizzato, ossia il campo inquadrato. 
Angolo di campo che varia in modo inversamente proporzionale al tiraggio del soffietto; in sostanza alla lunghezza focale. 
È facile intuire che avvicinando il piano pellicola al piano ottica, l'angolo di campo diventa più ampio.


Situazione normale: 

 


Un basculaggio sull'ottica: 

 


Un decentramento: 

 



A compendio di quanto esposto, potrebbe interessare la descrizione di comandi e manopole di una fotocamera a banco ottico. Quella descritta qui sotto è una Sinar X. Altri modelli avranno i comandi disposti in modo diverso, ma le funzionalità sono le medesime.
 

(L'immagine della fotocamera è tratta dal sito www.sinar.ch).


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© Ludovico Fossà fotografo